Thursday, 23 October 2008

Da Londra

Pubblico oggi una lettera che ho letto sul validissimo blog di Piero Ricca che ha scritto un italiano residente a Londra. L'ho trovata molto interessante e pienamente condivisibile:

La lettera di Luigi, architetto napoletano a Londra.


Caro Piero,


mi aggiungo a tutti i fratelli (d’Italia) costretti ad emigrare dal loro Paese perché stanchi di dover sempre chinare il capo e chiedere aiuto a questo politico o a quel vescovo.


In verità devo ammettere che io non ci ho neanche provato, per essere più precisi non mi è stata data nemmeno la possibilità di provare.


Ho 27 anni, sono di Napoli, mi sono brillantemente laureato in architettura lo scorso anno e quando, dopo qualche settimana, mi sono presentato nello studio del professore che mi ha seguito, lui senza troppi preamboli mi ha detto di andare via dall’Italia perché non c’è posto per nessuno, a cominciare dall’università, in cui ormai non cambiano neanche più i nomi sulle scrivanie tanto se le passano di padre in figlio come fossero un titolo nobiliare. Sconvolti, ma non troppo, da queste crude dichiarazioni, io e la mia compagna, anche lei architetto, decidemmo di fare i bagagli e partire.


Venimmo a Londra, dove viviamo e lavoriamo da più di un anno. Si hai capito bene, lavoriamo, abbiamo una bella casa al centro di Londra e, cosa ancora più incredibile, riusciamo a rispiarmare, a mettere ogni mese qualcosa da parte per poter un giorno, non so, comperare un casa, aprire una nostra attività. Tutte cose che nel nostro Paese e nella nostra città ci sarebbero state negate. Probabilmente ora saremmo ancora a casa dei nostri genitori lavoricchiando come schiavi in qualche studio per 400 euro al mese.


Lo so è difficile, ci vuole tanto coraggio e tanta forza per stare lontano dai tuoi genitori, dai tuoi fratelli e dai tuoi amici, ma qui tutto è diverso. Quel che più mi ha colpito in questo anno è il rispetto che si ha per il lavoro e per la preparazione, qui il concetto di ‘lavoro nero’ non esiste. Ho provato a spiegarlo ai miei colleghi ma a loro sembra qualcosa di fantascientifico: lavorare senza contratto, senza tassazione e senza una posizione riconosciuta è inconcepibile.


E’ vero, quando parli dell’Italia la battutina sulla mafia esce sempre, ma non ci sono preconcetti o pregiudizi, se fai il tuo lavoro onestamente e con impegno non importa da dove vieni, che dio veneri, di che colore hai la pelle o con chi fai l’amore. Nel mio studio siamo in tredici e di sei nazionalità differenti. E’ cosi`ovunque, la multiculturalità qui è una realtà.


L’informazione funziona, i trasporti pubblici sono, forse, i più cari al mondo ma funzionano: se la metro fa un minuto di ritardo l’autista ti chiede scusa ad ogni fermata; ci sono, dove possibile, piste ciclabili e zone verdi, tutti i musei sono gratis (perché la cultura è di tutti). Le tasse (il livello è paragonabile a quello italiano per il lavoro dipendente con quattro fasce di contribuzione) vengono direttamente prese dal tuo stipendio così non ti devi preoccupare di nulla e ogni anno, se hai pagato qualcosa in più ti viene immediatamente restituita. Aprire una partita iva non costa quasi nulla e cominci a pagare tasse solo se superi le 5000 £ di guadagno in un anno [questo e` un errore, avrebbe dovuto scrivere £50.000] (ovviamente solo se non hai altri redditi). Aprire, chiudere, gestire un conto in banca non costa niente, per i conti base. Sono anni ormai che le unioni gay sono riconosciute dalla legge allo stesso modo di quelle etero. Insomma le differenze sono abissali, quelli che da noi sono obiettivi qui sono ormai diritti consolidati. Non so se mai tornerò in Italia, ma certo non ora, ormai mi sento lontano anni luce, vedo le cose in un’altra prospettiva. Io amo il mio paese. Qualcuno potrebbe dire che sono un codardo che è scappato senza lottare, che ha preferito andare via piuttosto che impegnarsi personalmente. Non so, forse è la verità.


Personalmente ho deciso di vivere la mia vita nel migliore modo possibile e se il mio paese non mi dà la possibilità di farlo, di costruirmi una mia vita, allora non mi sento un vigliacco ma forse un esule.


Grazie.


Luigi

7 comments:

Carla said...

E' triste ma è così.

LuCa said...

purtroppo marco, la stessa idea la sto coltivando anche io..non necessariamente Londra (anche se dopo averla vista tre anni fa me ne sono innamorato!!) ma comunque non posso stare in Italia...sopratutto se sceglierò l'università che ho in mente ora..(psicologia + specializzazione psicologia criminale)!

in ogni caso, ho scritto un post sul monopoly ieri!! :) buon divertimento!

marcouk76 said...

Luca: Grazie tantissimo per il Monopoli, ma non riesco a lasciare commenti sul tuo blog. Non so perchè. Pensavo fosse il computer del lavoro che avesse i tiramenti, ma da casa è la stessa cosa. Quando clicco su "lasci un commento" la pagina non cambia... Hai cambiato qualcosa?

marcouk76 said...

Luca: riguardo alla tua scelta futura, dove ti piacerebbe andare ad abitare, fuori dall'Italia, se potessi scegliere?

Pandoro said...

L'ho sempre detto io...

Artemisia said...

Avete fatto proprio bene ad emigrare.

consigli viaggi said...

Un po triste ...