Tuesday, 19 February 2008

Giu le mani dalla 194! Un racconto.

Questo racconto e` "dedicato" a Gianluca con la speranza che un giorno si ravveda.

(grazie Marina)

Le femministe.“Non andarci da quel macellaio- le disse Daniela- dammi retta. Non è per i soldi, te li presto volentieri, ma da quel macellaio no, non ci devi andare. Quello ci si ingrassa e ti tratta pure male.Vai dalle femministe, ti aiuteranno loro.” E le dette l’indirizzo. “Le femministe? Quelle che gridano per le strade, che vanno sui giornali? Sei pazza, te e loro” le disse suo marito. Ma R. gli rispose che costava poco e poi almeno era una vera clinica. “Fa’ come vuoi, sei tu che ci devi andare” chiuse lui.Era una strada tranquilla, vicino al fiume. Un piccolo appartamento al piano terra. Prima di entrare R. esitò. Come erano le femministe? C’erano già altre donne. Stavano messe come lei, lo capì subito dagli sguardi. Erano come il suo, c'era dolore, paura, vergogna. Le femministe, invece, non erano come se le aspettava, erano normali, ecco. La accolsero sorridendo, pratiche, allegre. Le sembrarono così forti, così sicure.Lei invece aveva paura. Di tutto. Aveva paura e si sentiva male, non vomitava ma tutto il giorno aveva la nausea. Si svegliava all’alba, per un rigurgito di acidi fino in gola, si tirava su e piangeva, in silenzio. Suo marito dormiva. Anche il bambino dormiva. La casa era fredda e silenziosa. Lei piangeva un po’, poi si alzava. Non mangiava quasi niente e dimagriva. Era pallida e sempre sudata. Il medico della mutua l’aveva rimproverata. “Ti avevo detto che per te figli basta! Benedette donne, ma che avete al posto del cervello?” Però quando lei gli aveva chiesto un nome, qualcuno da cui andare, uno bravo, ma che non prendesse troppo, si era scurito, le aveva risposto che lui non conosceva nessuno, colleghi che facessero aborti, no, lui non li conosceva. E le aveva segnato il ferro. “Mangia -le aveva detto- e fatti cambiare turno.” Loro, le femministe, le fecero poche domande: “Quante settimane? Hai bisogno di soldi? Ce la fai? Sì, ce la faceva, le sembrò anzi poco. Com’era possibile? Quel dottore voleva quattro volte di più. “La settimana prossima allora. Appuntamento in aeroporto, alle nove. La nostra compagna M. vi accompagnerà, non dovete preoccuparvi di niente. Se non avete il passaporto ci pensiamo noi. C’è una cosa, importante: non dovete farvi accompagnare da uomini. Né mariti, né compagni, fratelli, amanti, padri. Niente uomini, è chiaro?” Sì, era chiaro.

Partì sola. La sua amica Daniela avrebbe voluto accompagnarla, ma come faceva con i bambini? Era la prima volta che R. prendeva un aereo, che entrava in un aeroporto. Era grande, pieno di voci. Si sentiva stordita. Ma M. la loro accompagnatrice, era sorridente, e aveva già imparato i loro nomi. Le fece ridere: "Non vomitate tutte insieme perché se no ci arrestano!"A Londra faceva freddo, il pullman che le aspettava aveva i finestrini appannati e non si vedeva niente. La clinica era fuori città, intorno tutte costruzioni di mattoni rossi. Le fecero aspettare in una stanza mentre M. parlava con una impiegata, consegnava le schede con i nomi, i documenti e il certificato con le settimane indicate. Loro non dovettero fare niente: seguivano come un piccolo gregge spaventato. Un’infermiera che parlava un po’ di italiano le accompagnò al piano di sopra. Scherzava: qui niente O ssole mio, vero? Le divisero, quattro per stanza. Erano stanze grandi, molto calde, con enormi finestre, le pareti e i pavimenti erano verdi. In ogni stanza c’era un telefono a gettoni. M. portò i gettoni. “Volete telefonare a casa?” Ma R. non telefonò. Suo marito era in officina e sua madre non sapeva niente di niente.Passarono il pomeriggio chiacchierando, leggendo qualche giornale, raccontandosi le loro storie. Qualcuna pianse, qualcun’altra spavalda rideva. Verso le sei portarono il tè e dei panini, della frutta sciroppata, troppo dolce. Lei si girò nel letto tutta la notte, senza riuscire a dormire. Sentiva le altre sospirare e girarsi, ma nessuna parlò.Gli interventi iniziarono il mattino dopo, molto presto. Scesero nella sala operatoria due per volta. A ognuna di loro avevano dato una specie di grembiule di cotone bianco, che si chiudeva dietro con dei laccetti e ognuna portava la sua scheda con sé. Sotto il grembiule solo le mutandine. Lei sentiva freddo o forse era la paura. Ma sul pianerottolo, M. le abbracciò, una per una. A lei tirò leggermente la coda di cavallo. “Tranquilla- le disse- fra poco ci rivediamo”.Si svegliò sentendo cantare. Non capì dove era, poi si ricordò. Sentì le lacrime scorrerle sulla faccia e richiuse gli occhi. C’era un sole pallido che entrava dai finestroni e la ragazza nel letto accanto al suo si lamentava, ancora mezza addormentata. R. Restò così, con le braccia sotto le coperte, ferma, piangendo in silenzio. Quando portarono il pranzo lei disse “No, non ho fame”. Ma l’infermiera restò accanto al letto finché non ebbe mangiato tutto il pollo e le carote lesse.Passò il pomeriggio senza pensare a niente, le altre si erano un po’ rianimate, solo quella vicino a lei pianse fino a sera. Tornò M. con i gettoni e lei chiamò suo marito. “Come stai?-le chiese- Fa freddo? Il bambino sta bene.” Più tardi passarono con delle gocce per aiutarle a dormire. R. le mandò giù senza dire niente, ma lo sapeva che tanto era inutile, non le facevano nessun effetto. Sentiva un peso sul petto ma non piangeva più. Pensava al suo bambino, che l'aspettava a casa. "Gli voglio comprare quell’astuccio con la lampo". Fu l’ultimo pensiero, poi si addormentò, di botto.Il mattino dopo, alle otto, erano già sul pullman per l’aeroporto e a mezzogiorno sbarcarono a Fiumicino. Al momento di salutare le altre si sentì sola, non avrebbe voluto lasciarle. Alcune presero un tassì, altre trovarono i mariti ad aspettarle. Lei ed M. presero il pullman per il terminal. In città si salutarono e questa volta le venne da piangere. M. l’abbracciò: "Pensa solo a stare bene- le disse guardandola negli occhi- solo a stare bene". Sorrideva, incoraggiante, ma anche lei aveva gli ochi lucidi.“Questi viaggi non li posso più fare” si disse, guardando la figuretta di R. che si allontanava.

13 comments:

LuCa said...

bravo marco, ho letto il blog di gianluca, ha esagerato.

la scienza ci ha provato da quante settimane un feto è VITA: da lì in poi sono un po guaia. purtroppo lasciare il bambino in ospedale non possono farlo tutte e molte non vogliono figli da chi le ha violentate.

non tutti i figli nascono perhcè non si usano le precauzioni..accidenti è un argomento grosso, dovrò parlarne anche io! a presto,

Luca

marcouk76 said...

Grazie LuCa.

Ma tu quando ricominci a scrivere?!?

Saretta said...

beh... davvero bella...
penso e spero che pian piano, col tempo, tutti capiranno... io ci credo sempre :)

poi che abbiano così poca sensibilità da montarci su una campagna politica... che desolazione...
ciao!
ottimo blog! :)

marcouk76 said...

Sono d'accordo Saretta, è veramente desolante che un ragazzino di 14 anni abbia idee che neanche mio nonno aveva!

Il mondo è bello perchè è vario dicono...

Daniele Verzetti il Rockpoeta said...
This comment has been removed by the author.
Daniele Verzetti il Rockpoeta said...

La 194 va difesa per dare alle donne il diritto di scegliere.

Questo racconto da solo dovrebbe far riflettere tutti....

Artemisia said...

Mi sono fermata a leggere il profilo di Gianluca Pistore (il link che hai messo e' sbagliato, Marco) e dopo un primissimo momento di stupore, mi sono spaventata...
Dopodiche' non ce l'ho fatta a leggere il blog.
Pensare che ha l'eta' di mio figlio!

Saretta said...

e.... nel profilo.... da un pò l'idea di essere un pochetto "saccente".. però in molte cose è in gamba... davvero............

Gianluca Pistore said...

salve a tutti, scusate il ritardo, solo oggi ho potuto fare un salto.
credo che esprimere la propria opinione sia una cosa bellissima, il fatto che voi possiate dire che leggendo il mio profilo ci si spaventa (ed è tutto vero), il fatto che si possa dire che ho idee che non aveva neanche il nonno... è una cosa bellissima. Ricevendo molte critiche, non ho cambiato idea, ma mi sono reso conto di quanto sia bello potersi esprimere, sul mio blog, non ho cancellato neanche un commento, e ne ho ricevuti molti contro le mie idee, che credo dovrebbero venire rispettare, altrimenti, non c'è più quella bellissima libertà di parola.
il fatto che sul mio blog mi abbiano detto che ledo a terzi (cioé tutte le donne) lo trovo esagerato, perché io ho solo espresso la mia idea.
è verissimo, come dice Luca che ci sono andato pesante, ma perché è il mio modo di agire, io stavo condannando l'aborto in generale, cosa che rifarei. ovvio che ci sono alcuni casi in cui l'aborto è indispensabile tipo nel caso sia a rischio la madre per l'età magari, ed allora, si può scegliere se uccidere la madre e far vivere il figlio o viceversa. questa è una bruttissima scelta. non la vorrei mai fare. Però, se si prendessero le precauzioni adeguate, la pillola del giorno dopo, quella entro le 72 ore, contraccettivi naturali....
si ridurrebbero molto gli aborti. per il racconto che hai postato, ti devo dire che è molto brutto, ma io non proponevo di fare quello, io proponevo di partorire e disconoscere il figlio.
anche questa scelta segna a vita la madre, ma almeno non si uccide.
resto di questo parere, mi dispiace che il figlio di artemisia sia della mia età, spero non sia spaventoso come me!
ringrazio Saretta perché intelligentemente, ha criticato le mie idee e non la mia persona.
scusa se sono stato un po' lungo. ciao

Anonymous said...

si..il mondo è bello perchè è vario...
ma sono stanca che questi politici,
oltretutto UOMINI possano mettere parola sulla 194...cosa ne sapranno loro delle condizioni psichiche e fisiche della gravidanza??!!
e poi,quel ciccio-lardoso di Ferrara..un partito pro-life...e lui non ha nemmeno un figlio!!!!!
no no..che schifo..e pensare che le nostre pro-zie hanno combattuto strenuamente per la 194...
la 194 è una legge che da a tutte le donne il diritto di scegliere!!!

meri***

Artemisia said...

No, no, Gianluca, nessuna critica personale. Ci mancherebbe! Non entro nel merito della questione aborto (sarebbe lungo e forse anche inutile). Volevo solo esprimere una sensazione di madre di un quindicenne (che conosce altri quindicenni). Come ben tu saprai la maggior parte dei ragazzi della tua eta' non si interessa affatto di politica, di ambiente, di temi etici e cosi' via. La maggior parte dei ragazzi della tua eta' (lo saprai meglio di me) si interessa solo di videogiochi e di calcio (e di ragazze).
Per questo sono rimasta impressionata dal tuo profilo che rispecchia, credo, la tua personalita' fuori dal comune.
Detto sinceramente, sono molto ammirata ma anche un pochino spaventata. Tutto qui.
Scusa, Marco, l'invasione di campo.

Franky said...

Un racconto che fa riflette e pensare e che quel grande genio di Ferrara dovrebbe leggere ogni giorno prima e dopo ore pasti, in poche parole 24 ore su 24 ...

Gianluca Pistore said...

artemisia, sapessi quanti 15enni ho convertito! sto iniziando a fare forza sull'effetto branco. ciao